giovedì, 24 luglio 2008

“TI BASTA LA MIA GRAZIA”… (2Cor 12,9)

   

Mi ha sempre colpito il tema della debolezza di Paolo attraverso cui si manifesta la potenza di Dio. Mentre la sapienza del mondo si vanta della grandezza, quella ebraico-cristiana della debolezza. Non bisogna pensare ad una specie di masochismo psicologico o spirituale, ma al grande segreto di potenza manifestato e dato nella Pasqua di Cristo.
Personalmente, questo modo del Signore di muoversi e rivelarsi è estremamente consolante nella povertà della vicenda personale mia e, credo, di ogni singolo credente che si ritenga bisognoso della grazia del Signore e desideri far risplendere, nella sua realtà, povera e ferita, l’abbandono alla potenza salvifica. Non si tratta solo di sopportare umilmente le prove, ma di coglierle e di viverle come occasioni preziose del dono di Dio. La cosa più preziosa rimane quel "vantarsi delle debolezze": ci sentiamo rinfrancati noi che apparteniamo alla schiera delle persone piccole, limitate, che a volte ci sentiamo frustrati da questa debolezza; invece è così che può dimorare in noi "la forza di Cristo".

“Ti basta la mia grazia”…

 Come non pensare alle parole dell’angelo “ti saluto, o piena di grazia” e poi “niente è impossibile a Dio”. La potenza di Dio non si manifesta “nonostante” la debolezza, ma si manifesta “pienamente” nella debolezza! E’ il tesoro che “abbiamo in vasi di creta”. Proprio quando ci sentiamo inadeguati, impotenti, incoerenti, feriti, fragili, chiusi, ecco una luce, la grazia; è qui, dentro di noi, gratis! Non dobbiamo fare nulla per meritarla. La grazia non si merita. Basta coglierla e accoglierla. E come non pensare all’incarnazione! “E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. Venne ad abitare, mise una tenda. E’ il Cristo che abita in noi, nella nostra debolezza. Noi, nella nostra debolezza, siamo oggi l’incarnazione della seconda persona della Trinità.

L'altra "assurdità" per il nostro modo di pensare umano è quella terribile “spina” così dolorosa ma così importante per Paolo! Paolo chiedeva che si allontanasse da lui questa spina, perché vedeva in essa un ostacolo al suo apostolato. Si trattava di una serie di insuccessi, di oltraggi, persecuzioni, angustie, ingiurie, tensioni incessanti che hanno ostacolato le sue capacità, scoraggiandolo a tal punto di abbandonare tutto. Ma proprio nel crollo di ogni prospettiva umana interviene la grazia a dare all’Apostolo abbattuto nuovo vigore. Di fatto non ci troviamo davanti al caso singolare di un apostolo, sia pure il più grande, San Paolo.

Si tratta, in realtà di una legge naturale, legge di cui tutti i grandi servi di Dio hanno fatto l’esperienza. Siamo soliti pensare ai santi come a persone straordinarie, neppure sfiorate dal limite o comunque sempre vittoriose su di esso. Qui invece Paolo ci mostra il lato debole della sua persona. Sì, egli ha sperimentato la grandiosità di certe manifestazioni divine, ma afferma che non è qui ciò di cui egli possa compiacersi. "Ben volentieri, io mi glorierò della mia debolezza" dichiara deciso. Eppure anche lui ha avvertito la ripulsa verso ciò che ne frenava il passo, tanto che "per ben tre volte", come ha fatto il Signore al Getsemani, ha pregato il Signore di liberarlo. Mai, forse, nella sua vita 1'Apostolo si è sentito così isolato, così solo; mai, forse, ha esperimentato fino a questo punto il senso di debolezza, di impotenza.  Il Signore, implorato, sembra respingere la sua domanda. In realtà la esaudisce: Ti basta la mia grazia. Ciò che Paolo credeva un ostacolo era in realtà la condizione più favorevole per l’apostolato.

È il paradosso evangelico!

Quante volte anche noi esplodiamo e prorompiamo: “Ahimè, Signore mio, se veramente sei con noi, come mai siamo colpiti da tanti mali? Dove sono tutti i tuoi prodigi, che i nostri padri ci hanno narrato? Perché ci hai abbandonati e lasciati in preda al dolore, alla sofferenza? Perché la morte, il dolore? Perché? Si riconosce, quindi,  che il limite non è qualcosa con cui convivere pacificamente. In questa lotta però, quasi miracolosamente, abbiamo la certezza di essere sostenuti dalla grazia di Dio: Ti basta la mia grazia.

In verità, se il Signore trova un cuore umile e cosciente della propria debolezza non  tarda a trasformare il limite che ci opprime in "scala" per elevarci ed elevare anche altri alla pura lode di Dio. Allora ancora una volta, sperimentiamo fino a qual punto “la potenza si mostra appieno nella debolezza”.

Emma Zordan


scritto da: usmi alle ore 21:13 | link | commenti (2)
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Commenti
#1   27 Luglio 2008 - 14:48
 

La potenza di Dio è potenza di Cristo che gratuitamente viene donata ad ogni uomo. E' la grazia di cui abbiamo bisogno per vivere la quotidiana battaglia senza esserne schiacciati, ma fortificandoci nella misura in cui sapremo accoglierla ogni momento con gioia e gratitudine. Certo non è facile vivere la prova e dire grazie al Signore. Anche Gesù ha vissuto la sete di Dio nell'ora suprema quando ha detto:"Dio mio perchè mi hai abbandonato?"aggiungendo subito dopo:" Sia fatta la tua volontà e non la mia", che vuol dire rimettersi totalmente nelle mani di chi ci ha generato per amore e ci ha chiamati all'amore.La grazia è proprio questo amore che riempie il cuore dell'uomo e lo rende testimone di un amore più grande che supera le nostre umane debolezze, le trascende e le santifica. Fidarsi di Dio è vivere il già e il non ancora, in una tensione continua verso il nostro Creatore che per riempirci di Lui, della sua grazia, ha solo bisogno che noi ci svuotiamo di noi stessi. Liberiamo i canali che portano sangue al cuore, perchè esso possa uscirne purificato da Cristo e nutrire il Suo Corpo fin nelle sue più piccole e nascoste fibre.
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#2   29 Luglio 2008 - 09:22
 
Sperimento quello che Suor Emma ha scritto, commentando il passo di San Paolo, ogni giorno, e non nego che a volte ne rimango sgomenta. La vita sembra essere diventata avara di gioie, anche se quelle che mi dona sono intense e profonde, sì da farmi tremare di commozione e di gratitudine. Sono sprazzi di cielo, raggi di luce che illuminano il cammino doloroso e insidioso, tutto in salita che ci è dato di percorrere. La tensione verso Lui, il Sommo Bene è continua, ma conosce momenti di stanchezza e di ribellione repressa.
"Ti basta la mia grazia" mi sento ripetere in tanto affanno, nel silenzio di amori umani non corrisposti, nella malattia che devasta il corpo, nei sì ripetuti fino allo sfinimento, nella solitudine dolorosa in cui sono costretta a vivere per gli impedimenti della carne, nella nostalgia di uno Spirito Consolatore che riallaccia i fili spezzati e mette in comunione le anime, nella speranza che si ripeta il miracolo di una debolezza che diventa occasione d'incontro con Lui.
"Ti basta la mia grazia". A volte mi dico che no, non mi basta, che ho bisogno di un amore incarnato, di occhi che si posino su di me, di mani calde da stringere, di gesti di tenerezza che mi facciano capire che vale ancora la pena vivere.
Sono qui che aspetto, come sempre, che lo Spirito Consolatore venga a visitarmi, nella certezza che l'attesa non è mai vana.
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